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| Chiuro (So)

Quanto vale il latte di montagna? L’obiettivo HonestFood: il 40% del prezzo allo scaffale finisca agli allevatori

Qual è il reale valore del latte di montagna? Quali sono i costi e le complessità che gli allevatori affrontano ogni giorno e come possono essere riconosciuti dal mercato? Le prime risposte a queste domande sono emerse dal convegno “Quanto vale il latte di montagna?”, svoltosi giovedì 22 ottobre a Chiuro, in Valtellina, dove esperti, istituzioni e rappresentanti della filiera lattiero-casearia si sono confrontati sulle sfide e le opportunità per il latte prodotto in montagna.

Promosso dall’associazione HonestFood, con il supporto di Fairtrade Italia, LIUC Business Schoole con il patrocinio del Comune di Chiuro, l'evento ha rappresentato una prima importante occasione di confronto e approfondimento sul ruolo strategico delle produzioni lattiero-casearie nelle aree montane, realtà che generano valore economico, sociale e ambientale ma che spesso si confrontano con maggiori costi produttivi e logistici.

Dopo i saluti del Sindaco di Chiuro, Tiziano Maffezzini, Giacomo Pedranzini, Presidente di HonestFood ha illustrato i primi progetti realizzati dall’associazione, che propone un ripensamento della filiera agroalimentare, ricercando un nuovo equilibrio tra l’agricoltura convenzionale e quella biologica, perseguendo maggiore equità e trasparenza lungo la filiera e accessibilità di prezzo al consumo.
Il progetto HonestFood/LIUC dedicato alla filiera dell’olio di oliva ha portato, dopo un intenso lavoro di studio e cooperazione,  alla realizzazione del primo prodotto HonestFood in vendita nella grande distribuzione. Roberta De Natale, Direttrice Qualità & Sostenibilità di Crai Secom S.p.A. - Food 5.0, ha anticipato che analogamente a quanto fatto per l’olio evo – che prossimamente sarà sugli scaffali Crai con una bottiglia certificata HonestFood – si lavorerà per sviluppare un disciplinare tecnico anche per il latte di montagna con l’obiettivo di ampliare il progetto anche a questa filiera.
“L’obiettivo è avviare un confronto e un percorso finalizzati a garantire che  il 40% del prezzo allo scaffale del latte di montagna venga riconosciuto agli allevatori” ha auspicato Giacomo Pedranzini, annunciando la nuova ricerca sul sistema latte che sarà svolta dell'Osservatorio HonestFood-LIUC Business School.

“La sfida è creare maggior valore per ogni litro di latte prodotto, garantendo una maggiore remunerazione agli operatori della filiera, in primis agli agricoltori e allevatori, anche riducendo l’impatto ambientale e migliorando il benessere animale” ha spiegato Chiara Mauri direttrice dell'Osservatorio HonestFood-LIUC Business School.
Dopo l’inquadramento della situazione generale del latte a livello europeo e italiano data da Mirco De Vincenzi eFrancesco Branchi di CLAL, testimonianze di filiere montane virtuose sono arrivate da Gabriele Seminario, Presidente di Alpe del Garda e Paola Pezzotti, Presidente CISSVA, che ha illustrato i numeri e le prospettive del latte di montagna lombardo, spiegando come “la zootecnia di montagna è un patrimonio straordinario, non tanto per i numeri quanto per il valore”.
Ma come valorizzare davvero questo patrimonio? Un possibile modello da seguire è stato quello illustrato da Paolo Pastore, Direttore Generale di Fairtrade Italia, che ha presentato l'esperienza Fairtrade/Max Havelaar in Francia dove il latte di montagna viene pagato 6 centesimi in più al litro.

Il campione di ciclismo Ivan Basso, due volte vincitore del Giro d’Italia e ora team manager alla guida di una squadra professionistica ha sottolineato analogie tra uno sport di fatica come il ciclismo e l’agricoltura e l’allevamento di montagna, dove “la fatica non viene considerata come qualcosa di negativo, ma come viatico necessario per ottenere risultati”.

“Ma una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca”

Fabrizio De André

(Bocca di Rosa, 1967)